Connecting Cultures

out of fashion, il corso che insegna una nuova cultura della moda

La fashion designer Stella Jean

La fashion designer Stella Jean

Si può insegnare una nuova cultura della moda? Che non si limiti ad analizzare la soddisfazione del desiderio e la rappresentazione del lusso che alimentano il fenomeno della moda e del suo business ma possa attivare una coscienza critica sui meccanismi che hanno portato i grandi brand della moda a un’economia su scala mondiale, sull’utilizzo delle risorse energetiche e dei materiali, sulle politiche dei numeri e delle dinamiche salariali, sulla delocalizzazione e le sue conseguenze? Insomma, un corso che insegni la pratica della consapevolezza, della sostenibilità ambientale ed economica, dell’etica nella moda?
E’ questa la scommessa di out of fashion, il corso di moda etica ideato dall’associazione non profit Connecting Cultures che, dopo il debutto lo scorso anno, riparte a novembre per la seconda edizione. Ne parlo con cognizione di causa perché ho frequentato out of fashion lo scorso anno, ricavandone tanto. (altro…)

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Da Bellini a Basquiat: vedere l’arte attraverso gli occhi del migrante

Miriam, Damien Hirst, Albuminium, Human, Glycated, 1992. Ph. Alberto Scarpinato

Miriam, Damien Hirst, Albuminium, Human, Glycated, 1992. Ph. Alberto Scarpinato

Un’opera di Jean-Michel Basquiat vista attraverso lo sguardo di Carmen, signora peruviana, in Italia da sedici anni e madre di una bambina di dieci. Dopo averci presentato Tobacco versus Red Chief, Carmen racconta che il copricapo dell’indiano pellerossa le ricorda il rosso e il giallo delle Ande e i suoi giochi di bambina nel paesino d’origine.  Carmen da noi si è occupata di bambini e anziani, ma in Perù ha studiato e frequentato l’università. E’ affascinata dall’arte e dopo i saluti nella sua lingua e in italiano, ci spiega che è parte della sua vita.
Daniela invece proviene dalla città rumena di Timisoara. Si presenta come “orgogliosamente Rom”. Ha 43 anni e vive in Italia da 15. E’ una mediatrice culturale e lavora prevalentemente con le comunità Rom di Milano. Il dipinto che ha scelto per raccontare la sua storia è un’opera di Martin Jacobson intitolata Stream, Strong Light, una foresta coperta di neve che rimanda un riflesso di luce verde.
Daniela ci porta nel bosco dove viveva da bambina e dove la sua comunità rom si rifugiava dall’intolleranza degli uomini. In quel bosco, a soli tredici anni, Daniela è stata data in sposa a un ragazzo più grande, in un matrimonio combinato secondo la tradizione della sua gente. (altro…)

Atelier di out of fashion: la moda al mercato di Lorenteggio

L'Atelier di out of fashion con i commercianti del Mercato del Lorenteggio

Nella foto di Duilio Piaggesi, l’Atelier di out of fashion con i commercianti del Mercato del Lorenteggio

Sono reduce da due giornate al mercato comunale del Lorenteggio, dove con alcuni degli stilisti e artigiani del corso di moda etica e sostenibile out of fashion a cura dall’associazione Connecting Cultures, abbiamo allestito l’Atelier di out of fashion, un temporary store di creazioni di moda artigianale, realizzate in tessuti biologici, tinture naturali, tecniche di refashion o di riciclo.
Un’esperienza bella e intensa, che mi ha insegnato come la moda possa essere mezzo di comunicazione e conoscenza, capace di attivare scambi e relazioni. Insieme alla foto con i commercianti del Mercato, infatti uno dei momenti più significativi dei miei due giorni all’Atelier è stato l’incontro con Ulla, conosciuta tra le creazioni esposte: i gioielli in materiali di riciclo di Rosalba Rombolà, le stole di seta di L.L., le bluse in cotone biologico con tinture naturali di CLUEtoWear, le giacche e le pochette hand made realizzate attraverso il processo di refashion di Ilaria Ragusa e del suo marchio LaMafalda l’avevano affascinata. (altro…)

Fashion As Social Energy, in mostra la moda come non l’avete mai vista

Fashion as Social Energy_Jaarsma

Fashion as Social Energy, Jaarsma, The Pecking Order

La mostra che apre il 29 maggio a Palazzo Morando è un piccolo gioiello. Si chiama Fashion as Social Energy e interpreta il rapporto tra arte e moda, due forme creative che dialogano da sempre e che da sempre sono oggetto di reciproche contaminazioni. Un tema che non era mai stato affrontato in un’esposizione prima in Italia e che Fashion as Social Energy ha la particolarità di proporre con esiti sorprendenti, a tratti provocatori, spesso addirittura spiazzanti. (altro…)

Guardaroba emozionale: ovvero come ho trovato me stessa in un armadio

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Giovedì 29 gennaio, a partire dalle 18 alla Panetteria, uno spazio condiviso negli edifici dell’Umanitaria in via Solari 40, verranno esposti i lavori dell’artista Laura Morelli relativi al Guardaroba Emozionale, un progetto di arte pubblica e relazionale curata dall’associazione Connecting Cultures. Ve ne parlo con cognizione di causa perché ho partecipato a questa iniziativa, iscrivendomi al workshop che si è svolto in cinque incontri dallo scorso settembre fino a ottobre inoltrato.
Confesso che all’inizio ero molto perplessa: apprezzo Connecting Cultures e seguo molte delle sue iniziative nel campo dell’arte e della moda, ma onestamente non avevo ben chiaro di cosa si intendesse per “guardaroba emozionale”. (altro…)

Collezionate il futuro: un ottimo investimento

I.T.V.5

Helen Sears, Inside The View, n. 5, 2007

La mostra vale anche solo per il titolo: Collezionate il futuro. Un ossimoro strepitoso. L’idea di mettere da parte, di conservare, di fare collezione di qualcosa che non è ancora accaduto è galvanizzante. Investire sul futuro è un invito irresistibile.  E non poteva che venire da Connecting Cultures, (altro…)

Una giornata alla Fondazione Gianfranco Ferrè tra arte e moda

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Le persone scompaiono ma non il genio e la creatività che hanno animato i migliori di loro.
Gianfranco Ferrè,  grande protagonista della moda contemporanea e del made in Italy, se ne è andato nel 2007 ma la sua attività e la sua cifra stilistica hanno lasciato un segno indelebile nel mondo della moda, mentre il suo nome continua a godere di fama e prestigio. Un immenso patrimonio culturale che fortunatamente dopo la sua morte non è andato disperso grazie anche alla Fondazione intitolata a suo nome. (altro…)

La moda etica. Bella come un’opera d’arte

Milano, via Tortona, terzo piano di Superstudiopiù. Si parla di moda. Ovvio: è partita la settimana delle collezioni maschili. Meno ovvio, o meglio nient’affatto ovvio che a parlarne sia un artista di fama mondiale come Michelangelo Pistoletto che nel SuperOrtoPiù, il grande orto urbano di sua progettazione inaugurato lo scorso aprile, ha lanciato ieri il Manifesto per la sostenibilità e la rinascita della moda. The Fashion Rebirth, appunto. Ci vuole lo spirito visionario di un artista per dare le ali a un movimento che intende portare l’etica nell’estetica della moda. (altro…)

Al Jambellico con la Generazione 2

Questa mattina sono stata al Jambellico, il festival interculturale dei Giardini di via Odazio che si svolge dal 20 al 21 giugno. Jambellico un’azzeccatissima sintesi tra tre elementi: c’è il fattore contaminazione (jam come jam session, jam come marmellata), il nome dello storico quartiere milanese, la citazione dell’ombelico del mondo di Jovanotti.  Ed è una parola che, non so perché, mi mette allegria.
Poi conosco un po’ delle persone che ne sono coinvolte a vario titolo (l’associazione Connecting Cultures di out of fashion, i ragazzi della libreria Gogol&Company   di cui vi ho parlato qualche giorno fa) ed ero curiosa di vedere come buttava. Quindi ho preso il tram 14 e, dopo qualche fermata, da Piazza Napoli sono scesa in Via Odazio.
Confesso che non ero mai stata da quelle parti. Il quartiere Lorenteggio è nella Zona 6, a poche centinaia di metri dalla via dove abito, ma è davvero lontano dal distretto Savona-Tortona, beneficiato dalla gentrification degli ultimi anni. Al Lorenteggio la gentrification non è ancora arrivata; il quartiere è rimasto popolare e periferico ed è ad alta densità immigratoria. In un’estrema sintesi: i Giardini di Via Odazio non sono quelli di Solari, dove bastano tre bancarelle colorate per creare un evento “carino”.  Qui la “location”,  non è così facile. Le dimensioni dei giardini sono ridotte, l’erba è parecchio spelacchiata e sull’acqua della fontana galleggia della schiuma.

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