giornalismo

Ferro: storie di moto e di coraggio

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Nella foto di Massimilano Serra, Fabio Cormio e Mr. Martini

Poco più di due settimane fa in Italia è uscita una nuova rivista. La notizia è già di per sé interessante, nella deprimente e rassegnata stagnazione della nostra editoria. Il nuovo giornale si chiama Ferro e tratta di moto. Un bel nome per raccontare la passione delle motociclette semplici, essenziali, senza elettronica. Special, vengono chiamate in gergo. Moto da pastrugnare nel garage, da coccolare con carezze sporche di olio e di ruggine, da modificare perché diventino uniche, da portare in giro e mostrare agli amici, da vivere come un amore da tatuare sul braccio, da indossare come la più logora e amata giacca di pelle. (altro…)

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Boris Becker, le vite dei campioni e i giornalisti che le raccontano

Sulle bacheche dei miei amici di FB ci sono tante immagini di Novak Djokovic  che ha battuto Roger Federer in  finale a Wimbledon. Un match memorabile, l’ennesimo nella storia dei Championships. Ho avuto la fortuna di assistere a parecchie edizioni del torneo inglese quando lavoravo per il Tennis Italiano e devo dire che il fascino di quella competizione è unico e irraggiungibile. Giocatori, spettatori, organizzatori, giornalisti, addetti ai lavori lo sanno: durante il torneo, dentro i cancelli  dell’All England Club, si vive in  una dimensione di leggenda. Vincere Wimbledon consegna un tennista alla storia. Punto. Sarà campione per sempre.
Nelle immagini su FB ce n’era anche una di Djokovic e il suo attuale allenatore, Boris Becker. Stringevano insieme la Coppa. Becker, per chi è proprio digiuno di sport, ha vinto Wimbledon per ben tre volte (la prima, nel 1985 a neanche 18 anni), ed è stato uno dei più grandi tennisti del mondo. Era un atleta bellissimo, e non solo quando ci sorprendeva con i celebri tuffi a rete. Aveva un sorriso aperto ma uno sguardo inquieto che quasi gli scavava il viso.
10513265_10152186050871440_655067829723380767_nNelle foto accanto a Djokovic, quasi non l’ho riconosciuto.  E’ diventato un omone rubizzo, gli occhi incistati su un viso gonfio, il taglio di capelli assurdo. Si sa che dopo l’addio al tennis la sua vita non è stata un fiume tranquillo. Un divorzio molto oneroso, una figlia concepita in maniera rocambolesca e riconosciuta solo tempo dopo la sua nascita, un nuovo matrimonio e un altro bambino, qualche problema con il fisco. Sostanzialmente ora fa la celebrity. Lo sguardo, quello sguardo un po’ da pazzo che a certi cronisti ricordava Van Gogh, non c’è più.
Ho incontrato Becker nel febbraio del 1994 ed è stata una delle migliori interviste della mia carriera.   (altro…)

La direttora e il fotografo. Storia di un amore

Sapessi come è strano vagare sola alla Triennale di Milano. Capita, se è un tardo pomeriggio di giovedì e ci si reca in Viale Alemagna con la curiosità di capire cosa può essere una  “lectio magistralis di fotografia e dintorni”, annunciata da un post di Facebook. Si può avere la sorpresa di trovare il palazzo semideserto per l’ora un po’ farlocca e di sentirsi  un po’ Jep Gambardella mentre ci si aggira in splendida solitudine nella Grande Bellezza (la digressione chiude qui, ma non potevo non farla: è stato un momento troppo bello… anche se non avevo un panama come Toni Servillo).
Torniamo quindi alla lectio, fissata il 5 giugno alle 19, alla Triennale. (altro…)